sabato 12 maggio 2007

Laicità dello Stato

La wikipedia dice:

La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.

Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la sua libertà all'autorità di una ideologia o di un Credo religioso.

Visto che stiamo parlando di Stato, entità collettiva, si parla di "autonomia decisionale", quindi uno Stato laico legifera sulla base dei princìpi di diritto che lo formano: la Costituzione e, con essa, la dichiarazione dei diritti fondamentali dell'uomo e altre fonti di diritto universalmente (o quasi) riconosciute come fondamentali in uno stato moderno, democratico e libero.
Da ciò consegue che lo Stato deve rispettare qualsiasi sentimento religioso individuale (purché questo non vada contro delle leggi, ad esempio vedrei difficile una rinascita dell'antica religione Azteca che prevedeva sacrifici umani come offerta agli Dei per ringraziarli della Creazione - a meno che tale sacrificio non sia simbolico, come lo è l'offerta del corpo e del sangue di Cristo - che, per il dogma della transustanziazione diventano tali nel momento in cui vengono assunti, quindi non più solo un simbolo per chi ci crede). Non importa che tale sentimento sia sentito da poche persone o da milioni: e per pochi non penso solamente a ebrei e musulmani, ma anche a scintoisti, buddisti, wicca, zoroastriani, raeliani, testimoni di Geova, atei, umanisti, etc.
E parlo di sentimento religioso individuale apposta, perchè tale è la base inalienabile sulla quale poi si costruiscono le Religioni passando per il diritto di associazione...: la Chiesa Cattolica concettualmente questo è: un gruppo molto vasto di persone che hanno un uguale o simile sentimento religioso e hanno delle necessità ad esso legate. Lo Stato, però, al di là di ovvie considerazioni numeriche pratiche e non sostanziali, non deve far differenza, se fosse veramente laico, fra un gruppo con milioni di persone (ci saranno più luoghi di culto, ad esempio), ed uno con migliaia (si creeranno i luoghi di culto in appartamenti o in locali privati ma lo Stato deve facilitarli, e non opprimerli).
Il problema nasce quando chi è in maggioranza vuole poi imporre il suo modo religioso di vedere la vita agli altri. A casa loro possono fare quel che vogliono, e trovo ipocriti i cattolici che, sfruttando leggi fatte in momenti di lucidità laica dello Stato, abortiscano o divorzino. Ma se la loro legge divina gli vieta di mangiare carne il venerdì, per fare un esempio scemo, perché, per assurdo, dovrebbero imporlo a tutti? E perché, se per loro un uomo non può giacere con un uomo, nessuno dovrebbe farlo? Imporre allo Stato di legiferare sulla base di leggi religiose non ci differenzierebbe da quelle teocrazie che ora molti osteggiano e ritengono culla del terrorismo islamico. La Democrazia protegge tutti, e non deve diventare la dittatura della maggioranza sulla minoranza, in questo e in qualsiasi altro ambito!

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