giovedì 10 maggio 2007

La chiesa non fa politica ma scomunica...

Già, la chiesa non fa politica, dice il pastore tedesco, ma scomunica chi vota a favore dell'aborto (notizia di oggi, ieri ormai di poco, su repubblica.it).
Quindi, le convinzioni religiose dei governanti (messicani in questo caso, ma ahimé il dibattito è anche vivissimo in Italia) non solo ne condizionano il background culturale che ne influenza le scelte politiche (anche se uno si aspetterebbe tali condizionamenti in un partito espressamente cattolico), ma diventano arma di ricatto contro di loro allo scopo di forzarli, in pratica, a non dare a Cesare quel che è di Cesare, che, metaforicamente, dovrebbe ben esprimersi anche nel rispetto delle leggi dello Stato, del giuramento alla Costituzione che, ancora, vorrebbe delle istituzioni laiche (non nel senso di atee ma nel senso di "imparziali") e che garantiscano i diritti di tutti, della maggioranza così come della minoranza.
Ma no, la minoranza deve soggiacere ai dettami della maggioranza, cattolica di nome e non di fatto.
Al di là del fatto che molti dei politici che voterebbero (anche in altre questioni) violando la legge biblica probabilmente sono già scomunicati perché "comunisti" (c'è una vecchia bolla papale a proposito), la cosa divertente è che alcuni di quelli che voterebbero come pecore guidate dal loro pastore violano altrimenti quella stessa legge: divorziati, conviventi o risposati (e lasciamo stare altri loro presunti peccati... magari ci penserà qualche altra giustizia, non terrena, visto che quella ordinaria non ci riesce).

1 commenti:

Antonio Candeliere ha detto...

Per fortuna la scomunica non significa più mettere al rogo.La chiesa ha fatto tanti passi avanti da allora!