Qualche giorno fa una mia amica, pagana come me, mi stava accennando che era "impicciatissima" per via dei preparativi per il rito di presentazione di sua figlia (più o meno simile a quello che per i cattolici è il battesimo, concettualmente) perché anche i suoi parenti, ormai rassegnati al fatto che lei non l'avrebbe battezzata, avevano espresso il desiderio di partecipare. Mi sento di pubblicare la sua risposta per far riflettere un pochino sulla libertà di religione anche chi la penas in modo molto diverso.
(io) Mi chiedo cosa diranno i parenti cattolici :-)
(lei) Beh, sono tutti "cattolici" (o almeno così si sentono) i miei parenti. Alcuni probabilmente non verranno mi hanno lasciato in attesa e stanno pensando a qualche scusa. Alcuni che vengono, purtroppo, lo fanno più per fare buonviso a cattivo gioco credo.
Altri, come mia madre, vengono perché cominciano a rispettare... dopo aver tanto spiegato, parlato, controbattuto, finalmente capiscono che non è un abominio la mia spiritualità! [come alcuni preti e, in generale, la Chiesa Cattolica continua a propagandare in barba a tutte le considerazioni etiche e legali sull'"odio religioso" - NdAC]
Altri ancora (e :) perfortuna ci sono anche questi) trovano naturale venire perché non c'è niente di male se ho un'altra esperienza del divino, come mio fratello ad esempio, che parteciperà con spontaneità e naturalezza! Non trovandoci nulla da giudicare!
Ho sempre cercato di non vivere il mio percorso spirituale nascondendolo agli altri, perché se no non cambia mai niente. Non sempre, ma in genere si nasconde chi ha paura (e capisco i perché) o si vergogna; io non voglio avere paura e non ho nulla di cui vergognarmi. Mi sarò attirata di certo molti giudizi negativi da alcuni membri della mia famiglia, ma è così che le cose cambiano: dai e dai e il rispetto comincia a farsi strada. Nel tempo gli "strani" diventano sempre meno "strani", man mano che li si "conosce". E in ogni caso io farò la mia strada, senza lasciarmi limitare da un'ingiustizia, perché se qualcosa la vivrò segretamente... sarà una mia scelta!
Brava Nidawi!
sabato 29 marzo 2008
sabato 15 marzo 2008
Detassazione degli straordinari
Oggi un post diverso dal solito. E anche più ravvicinato del solito all'ultimo...
Girando i vari canali satellitari di notizie mi è appena capitato di sentire uno spezzone di Veltroni che parlava in Confindustria (o un posto simile, ho resistito 30 secondi...). E mi sono (di nuovo) saltati i nervi a sentir parlare (fra i vari mezzi di rilancio dell'economia) di "detassazione degli straordinari".
Ora, certo, farebbe piacere a chi lavora ricevere qualche euro in più, chiaro, quello sempre. Però, perché riceverli solo quando si lavora oltre l'orario ordinario? O meglio, certo, va bene, anzi benissimo, che il lavoro extra sia pagato di più (tutto sommato è tempo rubato al proprio tempo libero, allo svago, alla cultura personale, alla famiglia). Ma, così, mi viene anche da dire che "straordinario" oltre ad indicare il lavoro extra (oltre le 8 ore al giorno o le 40 settimanali - o comunque, oltre l'"ordinario") è un aggettivo che indica una situazione "fuori dal comune, non normale", extra-ordinaria. Ora, l'emergenza rifiuti a Napoli dura da un decennio abbondante, quindi forse ormai è la norma, ma in una ditta sana, normale, con un ciclo produttivo maturo, il personale dovrebbe essere adeguato alle esigenze produttive. Se si va a finire che si lavora 10 ore anziché 8, matematica suggerisce che si è un 25% sottostaffati (ovvero, ci sarebbe bisogno di più persone che lavorino). Va beh, chiaro, lavoro stagionale, emergenze per consegne fuori dall'ordinario, falcidia di dipendenti influenzati... sono situazioni più o meno straordinarie (non tutte, in effetti: il lavoro stagionale è normalmente regolato e prevedibile mentre una situazione tipo superlavoro dovuto a situazioni impreviste sarebbe un ambito tutto sommato corretto per l'utilizzo dei "contratti atipici", purché rimangano una piccola percentuale in numero e tempo). Ma se costantemente si deve lavorare di più evidentemente la ditta sbaglia e dovrebbe evidentemente assumere di più (detto, poi, fra me e voi - 2 o 3 lettori tanto per citare Qualcuno molto più bravo di me - gli costa meno un nuovo dipendente che due ore di straordinario al giorno di quattro dipendenti, senza contare che dopo 8 ore uno è stanco e produce meno, indipendentemente dalla voglia o dalla capacità individuale).
Ora, ma che politica è "detassare gli straordinari"? Vuoi correggre gli errori degli imprenditori permettendogli di risparmiarci sopra? E così fai lavorare troppo persone che poi saranno stressate e stanche (e chissà quanto avranno prodotto bene...) anziché prenderne una che non sa come sbarcare il lunario (quindi, egoisticamente, creare un nuovo "consumatore")? Ma sarà una politica deficiente?
Per favore, poi, mi fate capire se secondo voi questa mia semplice (semplicistica?) considerazione è di destra, di sinistra o cosa? Lo scenario politico italiano è ormai apocalittico e l'ignoranza politica di chi si presenta alle elezioni ormai pari solo alla salute mentale dei lemmings che si gettano nell'oceano (ah, magari lo facessero i "nostri" politici!).
Girando i vari canali satellitari di notizie mi è appena capitato di sentire uno spezzone di Veltroni che parlava in Confindustria (o un posto simile, ho resistito 30 secondi...). E mi sono (di nuovo) saltati i nervi a sentir parlare (fra i vari mezzi di rilancio dell'economia) di "detassazione degli straordinari".
Ora, certo, farebbe piacere a chi lavora ricevere qualche euro in più, chiaro, quello sempre. Però, perché riceverli solo quando si lavora oltre l'orario ordinario? O meglio, certo, va bene, anzi benissimo, che il lavoro extra sia pagato di più (tutto sommato è tempo rubato al proprio tempo libero, allo svago, alla cultura personale, alla famiglia). Ma, così, mi viene anche da dire che "straordinario" oltre ad indicare il lavoro extra (oltre le 8 ore al giorno o le 40 settimanali - o comunque, oltre l'"ordinario") è un aggettivo che indica una situazione "fuori dal comune, non normale", extra-ordinaria. Ora, l'emergenza rifiuti a Napoli dura da un decennio abbondante, quindi forse ormai è la norma, ma in una ditta sana, normale, con un ciclo produttivo maturo, il personale dovrebbe essere adeguato alle esigenze produttive. Se si va a finire che si lavora 10 ore anziché 8, matematica suggerisce che si è un 25% sottostaffati (ovvero, ci sarebbe bisogno di più persone che lavorino). Va beh, chiaro, lavoro stagionale, emergenze per consegne fuori dall'ordinario, falcidia di dipendenti influenzati... sono situazioni più o meno straordinarie (non tutte, in effetti: il lavoro stagionale è normalmente regolato e prevedibile mentre una situazione tipo superlavoro dovuto a situazioni impreviste sarebbe un ambito tutto sommato corretto per l'utilizzo dei "contratti atipici", purché rimangano una piccola percentuale in numero e tempo). Ma se costantemente si deve lavorare di più evidentemente la ditta sbaglia e dovrebbe evidentemente assumere di più (detto, poi, fra me e voi - 2 o 3 lettori tanto per citare Qualcuno molto più bravo di me - gli costa meno un nuovo dipendente che due ore di straordinario al giorno di quattro dipendenti, senza contare che dopo 8 ore uno è stanco e produce meno, indipendentemente dalla voglia o dalla capacità individuale).
Ora, ma che politica è "detassare gli straordinari"? Vuoi correggre gli errori degli imprenditori permettendogli di risparmiarci sopra? E così fai lavorare troppo persone che poi saranno stressate e stanche (e chissà quanto avranno prodotto bene...) anziché prenderne una che non sa come sbarcare il lunario (quindi, egoisticamente, creare un nuovo "consumatore")? Ma sarà una politica deficiente?
Per favore, poi, mi fate capire se secondo voi questa mia semplice (semplicistica?) considerazione è di destra, di sinistra o cosa? Lo scenario politico italiano è ormai apocalittico e l'ignoranza politica di chi si presenta alle elezioni ormai pari solo alla salute mentale dei lemmings che si gettano nell'oceano (ah, magari lo facessero i "nostri" politici!).
mercoledì 12 marzo 2008
Opinioni e rispetto
Mi chiedevo... come mai quando qualcuno dice che in democrazia è normale dare spazio a tutti, nel senso di dare la possibilità di esprimere le proprie idee senza essere deriso o trattato da "diverso" o "delinquente", e, nel farlo, si rivolge in modo particolare ai cattolici perché loro normalmente attaccano chi la pensa diversamente con argomenti assoluti ("è nemico della Vita!"), i cattolici rispondono che "vogliamo imbavagliarli"?
Ma, diamine, parlate! Dite quello che pensate! Che poi è ben noto, insomma. Ma basta dare addosso solamente con insulti e denigrazioni chi, per caso, la pensa anche solo un filino differente da voi.
Svegliatevi! (E non lo dico parafrasando una nota rivista dei Testimoni di Geova). Non siete i depositari dell'Unica Verità Assoluta, anzi, se ne siete convinti, avete un serio bisogno di aiuto psichiatrico.
Ma, diamine, parlate! Dite quello che pensate! Che poi è ben noto, insomma. Ma basta dare addosso solamente con insulti e denigrazioni chi, per caso, la pensa anche solo un filino differente da voi.
Svegliatevi! (E non lo dico parafrasando una nota rivista dei Testimoni di Geova). Non siete i depositari dell'Unica Verità Assoluta, anzi, se ne siete convinti, avete un serio bisogno di aiuto psichiatrico.
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